Mondo Donna

Donne pashtun: anche loro hanno un’anima

Le donne pashtun dai volti coperti sono belle e forti, sia che vivano in Afghanistan, in Pakistan o nei campi rifugiati sul confine. Ma chi può vederlo? Chi può saperlo? Celate dai loro veli e dai loro silenzi, per loro è difficile persino avere l’aiuto da parte delle Organizzazioni Non Governative internazionali che, in mezzo a mille difficoltà strutturali e sociali, cercano di creare per loro punti di incontro e attività ricreative. La tradizione le tiene prigioniere secondo regole non scritte ma comunemente accettate…

Donne Schiave, diciamo no.

La società tradizionale pashtun sottomette totalmente la donna alla tutela di un uomo. All’inizio è il padre o, in sua assenza, un altro maschio della famiglia. Con il matrimonio questo compito è trasferito al marito. Se resta vedova, la tutela passa ad un maschio della famiglia del marito, oppure ad uno della sua famiglia originaria, o addirittura ad un suo stesso figlio. Dal punto di vista economico e giuridico è come se le donne fossero i minorenni occidentali, ma senza alcuna possibilità di vedersi riconosciuto lo status di maggiorenni.

Senza istruzione: le donne con il divieto di istruzione

A parte l’esperienza dei talebani, nessun governo impedisce ufficialmente l’accesso delle donne all’istruzione. Il diritto però è regolarmente negato nella prassi, proprio a causa della tradizione fortemente maschilista e patriarcale della società afghana. Gli uomini non amano le donne istruite perché è più difficile mantenerle sottomesse.

Una famiglia media pashstun è composta di almeno 80/100 individui, che vivono nella stessa casa. La metà sono donne. Quando un maschio vuole sposarsi deve ottenere il consenso dei fratelli già sposati, del padre e di un eventuale altro capofamiglia.

La sposa dovrà poi necessariamente inserirsi nella nuova famiglia, abbandonando la propria. Ma se i parenti maschi del marito ritengono che la nuova venuta possa influire negativamente sugli equilibri familiari – e una donna istruita è vista in tal senso come un potenziale pericolo -, si opporranno al matrimonio.

Temendo, così, di non poter trovare un marito alla propria figlia il padre, con decisione insindacabile, ne impedisce l’istruzione. E se anche il padre volesse mostrarsi magnanimo e “rivoluzionario” saranno la società e le autorità a rendergli la vita difficile. In molti villaggi, infatti, mancano completamente scuole femminili.

In altri esistono scuole miste, ma se una ragazza le frequenta viene etichettata “di costumi facili”. Il padre che l’avesse autorizzata sarebbe il responsabile di questa vergogna, e la sua onorabilità ed il suo prestigio sarebbero per sempre compromessi. Se, nonostante tutto ciò, una donna riuscisse a completare l’istruzione primaria e volesse accedere a quella superiore ed universitaria si vedrebbe costretta ad affrontare dei costi e delle difficoltà superiori a quelle dei maschi. Per l’istruzione superiore è molto spesso necessario trasferirsi in una grande città.

Ma una donna non può viaggiare da sola. Se si trasferisce deve sempre comunque vivere insieme a un uomo della sua famiglia, che dovrà assumere temporaneamente la responsabilità della sua tutela. Un costo, pratico ed economico, insostenibile.

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