Mondo Donna

Infibulazione: tradizione o crimine?

Le mutilazioni genitale femminili sono probabilmente la più sistematica e diffusa violazione dei diritti umani cui sono sottoposte le donne nel mondo. Solo in Africa si stima che siano oltre 135 milioni le bambine, ragazze e donne mutilate. Esistono vari tipi di mutilazioni genitali di differente gravità:

  • Mutilazioni di Tipo I che consistono in incisioni e parziale ablazione del prepuzio clitorideo;
  • Mutilazioni di Tipo II, una mutilazione più cruenta della precedente particolarmente diffusa in Africa Orientale e consiste nell’asportazione del prepuzio clitorideo e del clitoride nonché l’escissione parziale delle piccole labbra;
  • Mutilazioni di Tipo III, che costituisce l’infibulazione propriamente detta: dopo l’asportazione dei genitali esterni come avviene nel tipo II, la faccia interna delle grandi labbra viene scarnificata e fatta sanguinare. Le due superfici così ottenute vengono fatte aderire tra loro e cucite insieme con mezzi di fortuna ad esempio con spine di acacia. Viene giusto lasciata un piccolo foro per favorire l’orinazione e le perdite mestruali.

Infibulazione: a cosa si va incontro?

Questo tipo di procedure e le condizioni igienico sanitarie del tutto inadeguate, espongono bambine e ragazze ad infezioni e virus molto gravi, in alcuni casi la morte è inevitabile. A questo punto viene da chiedersi: perché l’infibulazione?

Seguendo una ricostruzione storica si scopre che la pratica ha origine nell’antico Egitto. Secondo una leggenda gli Dei erano dotati di una natura bisessuale ereditata poi dall’uomo, segni di questa doppiezza sono il prepuzio nell’uomo e il clitoride nella donna. Solo eliminandoli, uomo e donna avrebbero recuperato la loro vera natura.

Sul clitoride poi, esistono molte leggende, per molti popoli africani è considerato un fallo incompleto che rischia di danneggiare l’unione sessuale. Ma al di là delle leggende, la vera ragione è molto più pratica: con l’infibulazione si vuole eliminare il piacere sessuale alla donna. Anche gli antichi romani praticavano l’escissione alle loro schiave per impedire che avessero una vita sessuale. Dunque in questo modo è più difficile che la donna tradisca perché il rapporto sessuale diventa molto doloroso.

Non solo: presso alcune etnie la donna non infibulata diviene automaticamente impura ed emarginata dalla società. Queste pratiche sono maggiormente diffuse in Somalia, Etiopia, Eritrea, Mali, Sierra Leone ma anche in alcuni stati del Medio Oriente quali l’Oman, Yemen ed Emirati Arabi. Altri paesi, come l’Egitto, dove l’infibulazione era molto diffusa, si sono dotati di una legislazione molto severa per cercare di scoraggiala.

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